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CALANGIANUS UNO DEI 100 COMUNI DELLA PICCOLA GRANDE ITALIA
 
Sughereto nei dintorni di Calangianus
La sua economia e fondata principalmènte sulla lavorazione del sughero che risale ai primi anni del 800 e all'estrazione del granito. Soprannominata la capitale del sughero per le sue numerose industrie specializzate nella lavorazione del sughero. Queste industrie danno lavoro a migliaia di operai provenienti anche da altri comuni della Sardegna.
Industria del sughero
Dalle sue fabbriche partono ogni giorno per tutto il mondo milioni di tappi ed altri prodotti derivati dalla lavorazione del sughero. Il sughero a Calangianus ha un ciclo completo ossia dall'estrazione della materia prima, la trasformazione in tappi, il recupero degli scarti per nuove produzioni tappi in agglomerati, pannelli per isolamenti e per l'artigianato ed altri tipi di prodotti non di minore importanza, fino all'utilizzo delle polveri di scarto per la produzione di calore per l'industrie stesse.
Sughero in attesa di stagionatura
Tappi in sughero naturale trattati
Molto importante e anche il fatto che la maggiore parte dei macchinari per la lavorazione del sughero sono prodotti in loco, di qui una buona parte è esportata verso i paesi della comunità Europea, l'America e anche in Cina. Inoltre vi e una buona produzione di prodotti artigianali di qui rivestimenti per orologi, cofanetti, borsette ed altro, tutto derivato dal sughero. A Calangianus ci sono anche numerose aziende dedicate al trasporto. Per gli amanti del vino a Calangianus si produce un ottimo spumante
Sughero stagionato e bollito
Quercia da sughero appena estratta
Nel comune di Calangianus si trovano moltissime cave per l'estrazione del granito, dopo la lavorazione si ottonerà numerosi articoli per l'edilizia.
Cava per l'estrazione del granito

La Quercia da sughero e il sughero
Quercus suber L. o quercia da sughero é una specie arborea della famiglia delle Fagaceae, con un'altezza variabile tra 10 e 15 metri, con una chioma globosa irregolare. Il fusto ad andamento sinuoso, con rami contorti che da giovani si presentano pubescenti, corteccia sugherosa. Il fogliame persistenti, semplice, coriacee, sempre verde, con margine a denti mucronati, glabre nella pagina superiore, ricoperte da una peluria grigiastra su quella inferiore, picciolo pubescente, inserzione alterna. Fiori piccoli, unisessuali, presenti sulla stessa pianta; fiori maschili, riuniti in amenti, sessili, all'ascella delle foglie superiori. Fiori femminili riuniti in brevi spighette erette, ovario infero, perigonio tomentoso. Ghiande da ovali ad allungate lineari, ricoperte alla base e fino a metà, qualche volta oltre, da una formazione detta cupola, su cui sono presenti numerose squame di lunghezza variabile. La Quercus suber L. fiorisce nel periodo primaverile, aprile-maggio, e fruttifica ad ottobre-novembre.
Quercia da sughero Sughero maschio La Quercus suber L. cresce dal bacino mediterraneo centro-occidentale alle coste atlantiche. Si trova in Spagna, Portogallo, paesi dell'Africa Settentrionale, Francia e Italia. Nel nostro paese essa è diffusa sopratutto nelle regioni tirreniche con particolare nelle due isole maggiori, e fra di esse la Sardegna nella quale, trovando condizioni ideali di sviluppo forma le più estese sugherete italiane.
Il Sughero è il costituente principale delle scorze dei grossi alberi e in particolare della quercia da sughero (Quercus suber L.), nella quale può accrescersi molto e formare delle plance di parecchi centimetri di spessore... Dal punto di vista istologico il sughero è costituito da cellule morte, vale a dire da cellule che non sono più propriamente che spazi o cavità cellulari aventi forma quadrata-arrotondata e disposte in file o serie pressoché regolari. La suberina, che appartiene alle sostanze organiche conosciute più resistenti, è un estere altamente polimerizzato di acidi e ossiacidi grassi saturi e insaturi, tra i primi ad esempio l'acido fellonico, l'acido suberinico e acidi simili ad elevato peso molecolare a struttura chimica non ben definita. Nei tessuti suberificati sono stati riscontrati: cere, grassi, sostanze tanniche; inoltre: proteine zuccheri e vanilina; non sono estranei poi la cellulosa e la glicerina. Le cellule del sughero sono, come detto, del tutto vuote o, per meglio dire, racchiudono nel loro interno una minima quantità di materiale bruno amorfo (residui del protoplasto) e una grande quantità d'aria o, secondo Saccardy, di gas che difficilmente viene scacciata a causa della impermeabilità delle pareti e della mancanza su di essi di qualsiasi perforazione. Fra le cellule sugherose non ha quindi luogo alcuno scambio di liquidi. Per i detti motivi, gli strati di sughero costituiscono delle barriere del tutto impenetrabili sia all'acqua che ai gas. Da questi particolari proprietà fisiche delle membrane cellulari dipendono le principali caratteristiche del materiale sugheroso, vale a dire la grande leggerezza, l'assoluta impermeabilità ai liquidi ed ai gas, ottima coibenza. Per il fatto poi che le membrane suberificate si conservano, nella generalità dei casi, sottili, i complessi di cellule suberificate godono di proprietà in certo modo opposte a quelle dei complessi di cellule ispessite, sono in pratica dotati di morbidezza e di facile deformabilità. La suberina appartiene alle sostanze organiche conosciute più resistenti, il sughero è resistente e di difficile attacco da parte degli enzimi secreti dai parassiti. Un'altra importante caratteristica del sughero che va attribuita, oltre che alla natura fisico-chimica, alla particolare struttura istologica (struttura cellulare) della materia prima, è quella di avere il "fattore", "rapporto" o "coefficente di Poisson" uguale a zero. Il sughero cioè, se sottoposto a trazione, si allunga e, se sottoposto a compressione, si accorcia senza che le sue dimensioni traversali varino. Il sughero, infine, i una sostanza perfettamente elastica, perché le deformazioni provocate dalle forze applicate su di esso spariscono al cessare delle forze stesse. Parte interna del sughero ossia la pancia
Parte esterna del sughero ossia la schiena
Foglie e fiori
La corteccia dopo l'estrazione Punto dove e stato effettuato il taglio
la produzione di sughero inizia su piante di 25-30 anni si asporta lo strato tuberoso nel periodo primaverile-estivo con un'operazione che va eseguita da personale esperto per evitare lesioni agli strati profondi del fusto. Il primo scortecciamento viene chiamato "demaschiatura" e con esso si ricava il sughero primario, poroso e poco pregiato; dopo una decina di anni la sughera produrrà il "sughero gentile" di maggiore valore.  

Il Granito
imonzograniti inequigranulari biotitici rosati imonzograniti inequigranulari biotitici rosati
Il granito e una roccia molto compatta. Il granito e composto di vari minerali. Questi vari minerali non sono raggruppati da un cemento ma incastrati fra di loro. I graniti sono delle rocce magmatiche intrusi, formatisi dal lento raffreddamento del magma a diversi chilometri di profondità (15 a 20 Km), circa 345 e 280 milioni di anni. Nella messa in posto delle masse intrusive si distinguono diverse fasi: una prima fase è stata ritenuta sin-tettonica, cioè contemporanea, all'ultima intensa deformazione compressiva dell'orogenesi Ercinica; una seconda fase tardo tettonica ed una terza post-tettonica, legata a fenomeni di disgiunzione e di distensione con fratture nella catena ercinica appena formata. I graniti sintettonici costituiscono affioramenti di limitata estensione. Questi assumono l'aspetto di veri e propri gneiss, è evidente che essi hanno subito compressioni tettoniche enormi quando ancora si trovavano allo stato fluido-viscoso in via di consolidamento. Queste rocce a composizione prevalentemente granodioritica si ritrovano soprattutto in Gallura e nel Goceano. Queste rocce sono composte principalmente da quattro gruppi di minerali: quarzo, ortoclasio, plagioclasio e le miche ( la mica bianca o muscovitee la mica nera o biotite). Tali minerali sono presenti nelle rocce in diverse percentuali.
 
I graniti della Gallura sono rappresentati da due grandi gruppi d'intrusioni, al primo gruppo appartengono "granodioriti tonalitiche", "quarzodioriti" e "tonaliti" che costituiscono circa il 9% del batolite e formano numerosi piccoli plutoni e stocks; seguono intrusioni plutoniche di "granodioriti monzogranitiche", "monzograniti", "monzograniti leucocrati" e "leucograniti a due miche". Nel territorio di Calangianus abbiamo due sequenze intrusive principali, imonzograniti inequigranulari biotitici rosati (chiamati localmente "Ghiandoni" per la presenza di megacristalli di ortoclasio rosati, dalla caratteristica forma a ghianda) e i leucograniti biotitici rosati a grana fine e medio-fine (leuco ,cioè chiari per l'elevata presenza di quarzo). Dal punto di vista geomorfologico il territorio appare distinto in varie zone, differenti sia per il tipo di roccia che per il grado di fratturazione. I leucograniti, infatti, la cui messa in posto è tra l'altro relativamente più recente dei monzograniti (qualche milione di anni), si distinguono per la presenza di affioramenti continui e tormentati con rilievi elevati e molto acclivi (rilievi del Limbara,area Punta Bozzicu, ecc), mentre i monzograniti sono localizzati a quote sensibilmente più basse con acclività e forme dolci e regolari.
I leucograniti sono stati distinti in tre litotipi fondamentali: i leucograniti a grana media del Limbara, suddivisi in tipo Limbara e tipo Oschiri (chiamati così perche tipici dell'area di Oschiri) e i leucograniti a grana fine tipo Punta Bozzicu (caratteristici dell' area di Punta Bozzicu, , Monti Gaspareddu, Lu Casteddu,). Anche i monzograniti sono stati suddivisi in tre litotipi fondamentali, soprattutto a seconda delle percentuali dei minerali presenti e della dimensione e distribuzione dei cristalli di Kfeldspato , i monzograniti tipo Punta Pauleddu, illitotipo Monti La Jescia ed infine illitotipo Lovia Avra (dalle località tipo dove si possono trovare tali affioramenti). Il tipico paesaggio di cresta è rappresentato da una successione di picchi e spaccature alternati a denti di sega che sono le serre (es. le cime del Limbara ma anche quelle di Sarra di Monti, da cui deriva il nome). Frequenti sono anche la presenza di terrazzi morfologici (es. Funtana Cultesa), di torrioni e pinnacoli (Monti di La Signora di Casa Tana), tor, boulders o boulies (masse subsferoidali fisicamente separate dal banco roccioso affiorante), rilievi isolati tipo inselberg (es. Monti Lisciu del Limbara, Monti Lisciu di Sacra di Monti, Monti Nieddu, Monti Biancu, Monti Muddetru, lu Cantorri, Monti Tundu per citare i più caratteristici), blocchi tagliati in più parti da solchi netti che sono gli split ma soprattutto i caratteristici tafoni, chiamati localmente "conche" e i cui siti più importanti sono sicuramente noti a tutti (Laicheddu, Conca Fraicata, Monti Biancu, ecc.) e i nidi d'ape (o "sculture alveolari"), diffusi soprattutto nelle facies leucogranitiche a grana fine (es. vedi area di Punta Bozzicu).
Monte Limbara

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